Martedì 20 febbraio 2007 – ABBINAMENTO GASTRONOMICO CON PRIMI PIATTI
PUNSET - Gnocchi sardi con ragù di carni bianche e Dolcetto d’Alba 2005

Temperatura media di servizio alla degustazione ed all’abbinamento: 16,5° c.

Rosso rubino intenso con riflessi purpurei, cristallino e quasi consistente, nella formazione della lacrima. Intenso e quasi persistente per il profumo, con qualità fine. La “dimensione olfattiva” è quella tipica per la tipologia di vino; normalmente sono “generosi” in questo senso. Vinoso, fruttato, floreale ed anche speziato; per essere un 2005 è già di buona complessità ed articolazione. Infatti si possono riconoscere la mandorla amara, il geranio essiccato, la bacca di ginepro, la liquirizia dolce e con l’evoluzione del vino nel bicchiere e della sua temperatura di servizio, si coglie un chiaro sentore di polpa di ciliegie mature. La degustazione a questo punto, ha posto una condizione importante alle proposte d’abbinamento; queste dovranno essere profumate in modo fragrante ed anche probabilmente, in parte persistenti. Il piatto selezionato in realtà, sviluppa tale carattere, ma non sufficientemente.
All’esame gustativo è secco e morbido; la sapidità e la lieve tendenza amarognola, espressione gustativa del piatto, sono in secondo piano per cui il vino comincia ad esercitare una “certa” prevalenza. C’è freschezza, sapidità ed anche equilibrata ma ben espressa tannicità. Anche in questo caso, ne la grassezza  ne la tendenza dolce del piatto, riescono ad equilibrarsi al vino. La succulenza del piatto è moderata ed in questo caso, anche l’alcol lo è nell’espressione tattile di calore.
La  P.A.I. (Persistenza Aromatica Intensa) del vino, anche questa prevale sul piatto.
Vino equilibrato, nonostante la parte acido-sapida, supportata da una buona tannicità; fine nella qualità e complessivamente armonico.

Conclusioni:

Si potrebbe anche proporre come vino per l’apertura di un pranzo; metterebbe un “segno” sullo sviluppo dello stesso, portando verso la scelta di piatti, per le varie portate in successione, organoletticamente ricchi e complessi. Gli antipasti potrebbero essere quelli a base di salumi di maiale, freschi e dalla buona percezione di grassezza. Per gli antipasti serviti caldi, le verdure a tendenza dolce,  con farciture di carne, potrebbe essere un esempio. Primi piatti con condimenti di carni rosse, anche con la presenza di pomodoro. Per i secondi piatti, elaborazioni anche complesse, per metodo di cottura e per ingredienti, di carni bianche e di animali da cortile.
Per le carni bovine, tagli anche nobili, ma dalla breve e semplice cottura. Infine formaggi vaccini, grassi, giovani e sapidi.


PRODUTTORI NEBBIOLO DI CAREMA - Risotto con fonduta e Carema 2001

Temperatura media di servizio alla degustazione ed all’abbinamento: 17 °c.

Cristallino e rosso granato con netti riflessi aranciati a testimoniare un importante evoluzione per il vino. Consistente  nella formazione della lacrima. L’olfatto è intenso e persistente e di eccellente qualità. Tali dimensioni permetteranno di arrivare agli abbinamenti importanti, tra i primi piatti ed anche tra i secondi. Certo anche i formaggi potranno essere considerati.
Per la descrizione olfattiva è etereo, speziato, floreale ed anche fruttato.La varietà dei riconoscimenti darà la “dimensione” e quindi una visione chiara sulle proposte possibili per gli abbinamenti. Si percepiscono la viola appassita, la confettura di prugne, il cuoio, la cannella ed i chiodi di garofano, la cera s’api ed il miele di castagno; tutto il meglio che il nebbiolo può esprimere. La fonduta del risotto in oggetto è stata realizzata con una Fontina d’alpeggio estivo 2006 ed oggi si presenta matura e organoletticamente importante; ha dato carattere al risotto. Fin’ora il connubio si presenta ricco e promettente. Al gusto il Carema è secco e morbido, quanto ci vuole per il “gusto” del risotto fornito da sapidità e tendenza amarognola nettamente percettibili. Non c’è più la freschezza dell’acidità, ma c’è la sapidità a prestare la “spalla” sulla quale fondare il concetto d’equilibrio. In questo caso, data la grassezza e la tendenza dolce del risotto, anche il tannino collabora con la sapidità, per portare equilibrio ed il risultato è raggiunto. Quasi “caldo” nell’alcol, giusto quanto serve per la succulenza del piatto. 
La  P.A.I. (Persistenza Aromatica Intensa) del vino è da vino importante, ma anche quella del risotto non è da meno, quindi equilibrio. Vino di corpo e di eccellente qualità gustativa.

Conclusioni:

Tutti gli abbinamenti “classici” della tipologia sono possibili; certo per il risotto appena descritto, il tartufo bianco avrebbe aggiunto un elemento importante. Per i secondi piatti, le carni rosse, scure, la selvaggina, l’agnello ed il capretto. Le preparazioni atte a conferire le più eleganti e complesse sensazioni organolettiche. I formaggi potranno essere vaccini, di stagionatura, saporiti ma non piccanti.

 

Giancarlo Lercara e gli studenti  del LXXVIII Master coreano