| Mercoledì 13 dicembre 2006 Abbinamento gastronomico con la carne
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Colli della Toscana centrale 1997 “Bruno di Rocca” VECCHIE TERRE DI MONTEFILI con lombo d’agnello farcito con fegato di coniglio, in crosta di nocciole
Temperatura media alla degustazione ed all’abbinamento: 18.5° c. Entra concentrato nel colore rosso granato ancora intenso e con il solo bordo aranciato. Lacrima lenta a formarsi e a cadere. Profumo intenso e persistente d’eccellente qualità, quindi di dimensioni evidenti. Più si va col naso sul bicchiere, più sembra ampliarsi la complessità, che innanzitutto denuncia la presenza del peperone verde per dare un segno di corrispondenza con una delle uve impiegate. Poi via via il profumo s’arricchisce di sentori di confetture di frutta a polpa rossa, e di bacche di ginepro, radice di liquirizia e tabacco da pipa. Certo che il piatto sembra essere proprio quello adatto alla tipologia di vino; al momento con le “proiezioni” olfattive s’intuisce armonia. Si passa all’esame gustativo dove sfiora la morbidezza dei vini passiti, sulla percezione secca. Il fegato della farcia del piatto, trova proprio in questa morbidezza, l’elemento d’equilibrio per la sua caratteristica amarognola. Certo più sapidità che freschezza; questo gli da persistenza e carattere e non avendo poi particolari presenze grasse di cui occuparsi, il lavoro risulta più agevole. Tannino ben amalgamato nei componenti, con netto calore in primo piano. La succulenza c’è e quindi all’abbinamento, il vino risulta meno evidente nell’alcol. Fin dall’inizio si poteva pensare ad una concordanza olfattiva di grande eleganza tra gli elementi del connubio; la prova non fa altro che confermare, aggiungendo un senso di piacevolezza che invita continuare nell’apprezzamento. Conclusioni: Solo i condimenti di selvaggina potrebbero giustificare la scelta di questo vino da abbinare ad un primo piatto di pasta fresca all’uovo. Più agevole ed ampia la scelta tra i secondi ed i formaggi. Barolo 1998 “Mariondino” PARUSSO con brasato di manzo al Barolo
Temperatura media alla degustazione ed all’abbinamento: 18.5° c. Entra nel bicchiere con la sua “veste” rosso granato ma con evidente intensità, contornata da un “anello” aranciato. Consistente per la lacrima che cade e si forma lenta. L’impatto olfattivo è quello del nebbiolo di razza, non si scopre alle prime “rotazioni”, non ha l’immediatezza di altri vitigni. Con la preventiva decantazione e la “rotazione” nel bicchiere ecco che s’intuisce intensità e persistenza di primo livello. La qualità è eccellente. Floreale, spaziato, anche fruttato ed ampio. Si possono riconoscere la confettura di more, le bacche di ginepro, il cuoio ed il tabacco, il fiore secco del geranio ed anche l’origano. Una dolce percezione di miele di castagno. Piatto ricco per impatto e per persistenza olfattiva ed il vino fa intuire che non sarà da meno. In bocca impone subito la sua morbidezza, prima che tannino ed alcol si presentino. La contrapposizione con la sapidità è di armonia. La tendenza dolce più che la grassezza contenuta, viene sottoposta alla sapidità che la “regola” e non perde occasione per contribuire insieme ad un nobile tannino, a dare ricca persistenza. Alcol impegnato dalla succulenza, ma se questa non fosse evidente, lui sarebbe comunque ben equilibrato. Persistenza Aromatica Intensa (P:A.I.) di elegante e lunga misura; quella che serve per raggiungere la persistenza gusto-olfattiva del piatto. Quindi abbinamento armonico. Conclusioni: Si parte dai secondi piatti per poter arrivare ai formaggi; queste sono le possibili scelte. Carni rosse con attente cotture in casseruola a mantenere le succulenze. Selvaggine con le cotture più lunghe e non un petto d’anatra “rosa”. I formaggi possono essere i grassi vaccini d’alpeggio estivo che maturano almeno fino a Natale. Una tradizionale fonduta arricchita di tartufo bianco potrebbe dare alla proposta una veste importante.
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Giancarlo Lercara e gli studenti del LXXVII Master in lingua inglese |