Martedì 12 dicembre 2006 – Abbinamento gastronomico con primi piatti
Barbera d’Asti 2005  CASCINA CASTLE’T con gnocchetti sardi al ragù di carni bianche

Temperatura media di servizio alla degustazione ed all’abbinamento: 16 c.

Cristallino e di colore rosso rubino dai riflessi porpora-violacei, apprezzabile consistenza visiva. Quasi intenso ed ad un passo dalla persistenza; trattandosi di un vino giovane, questi elementi vanno considerati di valore superiore ad uguali dimensioni percepite però in un vino maturo.
Vinoso, fruttato e floreale, con riconoscimenti di ciliegia matura, frutti di bosco, prugna ed un elegante sentore floreale di garofano fresco. Dimensioni olfattive ricche che permettono d’intuire preparazioni profumate anche in forma intensa,  seppure non di persistenza.
In bocca è secco e quasi morbido ed  il piatto proposto ha un sapore di buona percezione, testimoniato da sapidità ed una lieve tendenza acida; la contrapposizione è quindi positiva  lasciando la bocca pulita e piacevolmente stimolata da una salivazione continua.
E’ proprio la freschezza acida del vino che si rende responsabile di questa salivazione, non avendo nel piatto, grassezze di primo piano da contrastare. Sapidità di vino giovane, quindi non molto pronunciata. La percezione di “calore” dell’alcol si occupa positivamente della succulenza del piatto. A conclusione, la P.A.I. (persistenza aromatica intensa) del vino è di uguale dimensione rispetto alla persistenza gusto-olfattiva del piatto, quindi equilibrio anche qui.

Conclusioni:

E’ un vino che può essere abbinato ad antipasti a base di salumi crudi o cotti, serviti caldi, a sformati di verdure a tendenza dolce, con salse a base di formaggio, che apportino quindi un po’ di grassezza. Bene le proposte come i primi piatti descritti sopra, ma si possono proporre anche piatti con la presenza di salsa di pomodoro; per i secondi piatti si possono indicare quelli a base di carne bovina con semplici cotture, carne di maiale, anche qui con cotture brevi, mentre potranno essere più complesse le preparazioni con l’impiego di animali da cortile, cotture di casseruola e ricchezza d’ingredienti.


Chianti classico 1999 CASTELLO DI AMA con risotto alla fonduta 

Temperatura media di servizio alla degustazione ed all’abbinamento: 18°c.

Rosso granato ancora integro con la percezione aranciata solo nel “bordo” del bicchiere; cristallino nella sua limpidezza e di netta e visibile consistenza.
Profumo dalle “dimensioni” nette e ben percettibili, intenso e persistente, di qualità eccellente. Floreale, fruttato, etereo e speziato dalle ampie possibilità di riconoscimenti. E’ possibile infatti riconoscere la viola appassita, ed i funghi secchi; cuoio e tabacco; fieno e foglie di menta essiccata. Certamente degustando il vino ai fini della sua descrizione analitica, potrebbero essere percepiti altri sentori, mentre ai fini dell’abbinamento non sarebbe di primaria importanza . E’ possibile però, già a questo punto, farsi un idea dei possibili abbinamenti, da un punto di vista dei profumi. Potranno essere scelti e proposti piatti con profumi intensi e persistenti, apportati da ingredienti, dalla qualità delle materie prime e dai metodi di cottura applicati. Il piatto proposto dovrebbe essere impegnativo in giusta misura. All’esame gustativo, il vino risulta  secco e morbido; il risotto ha una sapidità lievemente inferiore e quindi, su questo piano il vino prevale. Freschezza (non più di primo piano) e sapidità (questa si invece), si contrappongono positivamente alla tendenza dolce ed alla grassezza della preparazione. Il tannino del vino, perfettamente integrato tra gli altri componenti, non ha untuosità delle quali occuparsi e quindi si “misura” in persistenza gusto-tattile. Caldo di alcol quanto basta per la succulenza del risotto, mentre per la persistenza degli “aromi di bocca”, quelli del vino prevalgono sull’aromaticità della Fontina utilizzata per la “fonduta”, nonostante si trattasse di un “alpeggio estivo 2006”. In sostanza, il vino testimonia la sua prevalenza attraverso la morbidezza e la P.A.I. (persistenza aromatica intensa).

Conclusioni:

Nel caso appena descritto, solo l’ingresso del tartufo bianco, avrebbe potuto avvicinare il piatto al vino; da ciò quindi s’intuisce che se dovrà essere proposto per un primo piatto, dovrà essere di pasta fresca od un risotto, ma con condimenti di carni rosse o selvaggine. Più semplice per i secondi piatti; anche qui carni rosse di tagli importanti se per cotture alla brace o alla griglia, per le brasature o stufature, meglio evitare la presenza delle verdure che tendono a “smorzare” il carattere “peculiare” della preparazione. Bene agnello e capretto alla  brace, al forno o in casseruola.
Formaggi saporiti, stagionati ma non piccanti e spiccatamente amarognoli, sia vaccini che di pecora.

 

Giancarlo Lercara e gli studenti  del LXXVII Master in lingua inglese