Mercoledì 8 novembre 2006 : abbinamento gastronomico con primi piatti
CASCINA BONGIOVANNI -  Dolcetto di Diano d’Alba 2004 con mezze penne al ragù di carni bianche  

Temperatura media di servizio alla degustazione ed all’abbinamento: 17°c.

Rosso porpora intenso e profondo con riflessi violacei; “lacrima” lenta per formazione e per caduta con archetti molto fitti. Anche all’olfatto si presenta con “misure” decise. Infatti è intenso  e persistente con finezza nella qualità. È fruttato e floreale, certo un profumo giovane che permette descrizioni e riconoscimenti, non ampi per “famiglie” ma numerosi per quantità. Fra quelli che “marcano” meglio il carattere c’è la ciliegia matura, il garofano fresco, la tipica mandorla amara e le bacche di ginepro. Il piatto proposto in abbinamento, analizzandone il nome, potrebbe sembrare inferiore per carattere e quindi lasciare prevalenza al vino. Al profumo, non offre elementi persistenti anche se di buona fragranza; questa è la prima conferma che si potrebbe trattare di un abbinamento a favore del vino. All’esame gustativo è secco e morbido; la misura per questa percezione può essere quantificata con 7 su 10, per cui tale da permettere una certa “libertà” nelle proposte. Il piatto offre una sapidità lievemente inferiore (e per il gusto non si coglie altro) alla morbidezza del vino. Su tale condizione è possibile intervenire, apportando modifiche alla preparazione. Anche la parte fresco-sapida del vino è ben espressa; il piatto ha nella grassezza e nella tendenza dolce gli elementi di maggior carattere, per cui in questo caso si ha una percezione equilibrata. C’è anche tannino a dar persistenza al vino; è bene che tale percezione tattile venga impiegata nell’abbinamento contrapponendola ad un elemento nel piatto. In realtà, in questo caso, nel piatto proposto non si coglie quanto necessario, cioè un po’ d’elegante untuosità. Il “calore alcolico”  del vino è percettibile, in forma equilibrata ma ha comunque bisogno di contrapporsi a della succulenza che qui non trova in giusta quantità, in quanto inferiore; il risultato è una percezione tattile di calore sul centro della lingua. Nel complesso, all’esame gustativo fuori da una prova d’abbinamento, è un vino quasi equilibrato; in una  prova d’abbinamento a favore del vino, risulta meno equilibrato. E’ importante per cui scegliere un cibo o un alimento che vi si contrapponga in modo armonico. La qualità gustativa del vino è eccellente e la  P.A.I. (Persistenza Aromatica Intensa)  gli permette una “lunga espressione” gusto-olfattiva.

Conclusione:

Se fosse proposto all’inizio di un pasto, con un antipasto, questo dovrebbe essere ricco di gusto, in particolare sapido, di percettibile grassezza ed anche di tendenza dolce, quindi salumi dall’impasto grasso, speziato, saporito ed in grado di stimolare succulenza nella masticazione. Una “fettina” di salame crudo “anonimo” tagliato all’affettatrice, non avrebbe fortuna. Questa leggera  profondità d’analisi, per capire meglio in che modo sarebbe meglio seguire  le indicazioni. Sicuramente con i primi piatti si hanno maggiori opportunità. Paste fresche all’uovo con condimenti di carni rosse o   con fondute di formaggi; tali indicazioni si possono applicare anche ad un risotto, considerando un risultato di maggior succulenza e tendenza dolce. Potrebbe essere proposto anche a secondi piatti, di carni suine o bovine, di tagli nobili, ma dalle cotture brevi.


ANDREA OBERTO - Barbera d’Alba 2001 “Giada” con risotto alla fonduta   

Temperatura media di servizio alla degustazione ed all’abbinamento: 18°c.

Cristallino e rosso granato intenso, di consistenza per la percezione visiva della fluidità. All’olfatto è intenso e persistente, d’eccellente qualità. È un vino che richiama subito l’attenzione degli organi di senso. Dando “valore numerico” al profumo potrebbe essere indicato come un 7 “abbondante” su 10. E’ evidente che si dovranno cercare preparazioni “olfattivamente” coinvolgenti; quella della proposta (risotto con fonduta), ha le caratteristiche per poterlo essere. Per la descrizione del profumo è fruttato, etereo, floreale e speziato. È possibile riconoscere la confettura di prugne, la cannella e la liquirizia dolce, i fiori rossi secchi come il geranio ed anche sentori minerali di grafite. Lo stimolo alla ricerca di piatti importanti aumenta col proseguimento della degustazione. Il profumo del risotto, percepito per via nasale diretta,  è “avvolgente” (la fonduta, quando la fontina e di buona stagionatura, come in questo caso, sviluppa queste caratteristiche olfattive).
Al “gustativo” è un vino secco e morbido, di freschezza e sapidità ben espresse. Tratte queste espressioni gustative del vino e poste in contrapposizione a quelle del risotto, si hanno percezioni gustativamente armoniche. Il risotto alla fonduta è sapido ed ha anche lievi tendenze amarognole (date dalla fontina); la morbidezza di questa “Villa Giada” riesce a “prendersi cura” di tutto ciò, lasciando una bocca pulita e quasi dolce (quando si ha un “finale” come questo, è segno che l’abbinamento è positivo nella sua parte di maggior determinazione). Come accennato in precedenza, parte “dura” (acidità/sapidità) è di buona caratterizzazione, in più va ad aggiungersi a ciò, un’elegante presenza di tannicità. Tutto questo dev’essere contrapposto a specifici elementi nell’abbinamento. In questo caso accade positivamente con la grassezza, la tendenza dolce ed anche con una lieve untuosità (espressa in forma molto elegante e contenuta) nel risotto. L’alcol del vino (7su10) è in equilibrio (nonostante le dimensioni) e trova vigore per confrontarsi con la “succulenza” del risotto.  La P.A.I. (Persistenza Aromatica Intensa) è dai “tempi” importanti; il piatto non è da meno e quindi anche qui si chiude in armonia.

Conclusione:

Pochi primi piatti; quelli organoletticamente importanti. La descrizione di cui sopra, da indicazioni ampie per poter immaginare altri risotti da proporre. Per le paste, quelle fresche, con condimenti di selvaggina, fondute di formaggi come la Fontina, ma anche Raschera d’alpeggio. Avendone la possibilità, l’integrazione aromatica apportata dall’impiego del tartufo bianco, darebbe carattere ed importanza alle proposte. Sui secondi piatti, non ci possono essere dubbi; carni rosse con cotture medio-lunghe e speziate, selvaggine da pelo e da piuma, con le cotture dovute. Nelle eventuali salse, ricavate dalle cotture, che accompagnano i piatti, i funghi porcini possono aumentare il livello della proposta. Formaggi da latte vaccino; quelli d’alpeggio hanno certo aromaticità di primo piano, quindi se di buona e consistente grassezza possono costituire un “palco” dal quale questo vino può esprimere sensazioni di importante livello, vicino alle migliori interpretazioni ottenute con  il vitigno Nebbiolo, nelle stesse zone.    

 

Giancarlo Lercara e gli allievi del LXXVI  master brasile