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GHISOLFI - Langhe 2003 “Pinay” con D.O.P. Raschera d’alpeggio (estivo 2006)

Temperatura media di servizio alla degustazione ed all’abbinamento: 17°c.
Cristallino nelle limpidezza, colore rosso granato con un bordo lievemente aranciato.
Lacrima di netta consistenza. Quasi intenso e quasi persistente, di qualità fine.
Olfattivamente il vino in esame, dispone di una buona complessità, anche se relativamente giovane. E’ possibile “trovare le famiglie” dei profumi fruttati, floreali, speziati, balsamici e tostati. Andando verso i riconoscimenti possibili all’interno delle famiglie descritte, s’incontrano i piccoli frutti di bosco, il garofano fresco, la foglia d’alloro e la polvere di cacao. Al momento è possibile individuare le dimensioni olfattive del formaggio posto in abbinamento, che potranno essere di percettibile intensità ed anche di buona persistenza. All’esame gustativo è secco e quasi morbido mentre il “Raschera d’alpeggio” dispone di un “gusto” percettibile, caratterizzato da sapidità e tendenza amarognola; la contrapposizione in questo caso è positiva, lasciando una netta sensazione di pulizia organolettica. Si tratta poi di un vino fresco come sapidità e acidità; la grassezza del formaggio è di sufficiente dimensione per generare un buon equilibrio anche in questo senso. Vino caldo per l’alcol (7 su 10) e quindi la netta succulenza sviluppata dal formaggio in masticazione, trova il giusto equilibrio. Il tannino presente, è in equilibrio con gli altri componenti del vino e pur non avendo nessun compito specifico in questo caso, riesce ad entrare nell’abbinamento incrementando il ruolo del vino, inteso come persistenza. La parte finale della prova, è dedicata ai profumi, alla loro intensità e alla loro persistenza. Sia il vino che il formaggio, dispongono di “ricche misure” in questo senso, la manifestazione è anche molto elegante e quindi la prova si conclude in buona armonia.
Conclusione:
Può essere proposto sia con primi piatti che con secondi, mentre con gli antipasti risulterebbe di difficile proposta. Tra i primi si potranno indicare quelli di pasta secca o fresca, con condimenti a base di carni rosse e carni suine, anche con la presenza del pomodoro inteso come salsa. I piatti potranno essere caratterizzati da profumi intensi, apportati dalle cotture e da erbe aromatiche-spezie impiegate, presenti fra gli ingredienti. Potranno essere proposti anche condimenti a base di formaggi, traendo spunto dalla prova descritta in precedenza, considerando un possibile aumento della succulenza, della grassezza e dell’aspetto aromatico, a causa della trasformazione dello stesso in cottura in cottura. Per i secondi piatti, ancora, carni bovine ed anche di maiale, impiegando cotture medio brevi, utilizzando grassi, erbe aromatiche e spezie, in funzione di una “buona” presenza di elementi naturalmente pronti a portare equilibrio (acidità-sapidità e tannicità). Per la stessa tipologia di carni può essere prevista anche la cottura alla griglia o alla brace. Carni d’agnello, anch’esse alla giglia o brace. Per i possibili abbinamenti con i formaggi, l’esempio di cui in precedenza, può fornire elementi a sufficienza.
TERRE CORTESI MONCARO - Rosso Conero riserva 1997 “Vigneti delParco” con D.O.P. Pecorino sardo (12 mesi di stagionatura - Orgosolo Nuoro).

Temperatura media di servizio alla degustazione ed all’abbinamento: 19°c.
Cristallino e rosso granato con ricchezza di riflessi aranciati; netta e ben visibile la consistenza della fluidità lungo la parete interna del bicchiere.
All’olfatto è di dimensioni nette e determinate, senza mezze misure; l’evoluzione (è un 1997) ha permesso la formazione di molti elementi che si sono resi responsabili di complessità gusto-olfattive. La qualità del profumo è fine ed elegante; volendone quantificare le “dimensioni”, si potrebbero indicare con 7 su 10. Per la descrizione generica, si possono utilizzare i termini fruttato, floreale, etereo e speziato, mentre per i riconoscimenti si possono individuare le prugne secche, i chiodi di garofano, la radice di liquirizia e il geranio essiccato; continuando si possono ancora trovare nuovi elementi, che aumentano la descrizione qualitativa del vino, ma ai fini degli abbinamenti possibili, le “linee” sono già chiaramente tracciate e offrono molteplici opportunità.
Il formaggio scelto per la prova, è impegnativo e ricco di sensazioni organolettiche; offrirà quindi la possibilità di un abbinamento “ricco” di spunti e sufficientemente chiaro, sia per l’aspetto positivo che per l’eventuale negativo. Infatti l’aromaticità del formaggio, data dalla tipologia di latte impiegato e dalla stagionatura, è presente in misura intensa e quasi fragrante, durante la masticazione mentre al termine di questa, si trasforma anche in un elemento di persistenza.
All’esame gustativo è un vino secco e di chiara morbidezza. Quest’ultima con la parte olfattiva, costituisce il “carattere” peculiare sul quale si possono basare gli abbinamenti. Il formaggio è ricco di “gusto” con sapidità e tendenza amarognola quali evidenti responsabili di tale sensazione. In questo caso c’è un buon equilibrio che non lascia spazio ad alcuna prevalenza.
Per la freschezza, conferita normalmente dall’acidità, si possono percepire sensazioni di secondo piano, mentre questa parte è meglio rappresentata dalla sapidità che offre anche una piacevole persistenza gustativa, oltre a confrontarsi positivamente con quella piccola parte di grassezza presente nel formaggio. Tannino anch’esso di secondo piano, quindi senza compiti specifici nel vino ma neanche nell’abbinamento con il Pecorino sardo.
Per il “calore” dell’alcol, questo Rosso Conero offre una sensazione ben percettibile ma non in prevalenza su altri elementi; si contrappone con successo alla succulenza evidente sviluppata dal formaggio. A conclusione ecco che gli elementi olfattivi sia del vino che del formaggio, danno un’evidente prova del valore e della piacevolezza di un buon abbinamento gastronomico. Il formaggio in generale, costituisce uno dei migliori e più attendibili “banchi di prova” per un abbinamento gastronomico, sia per uno positivo che per uno negativo. Quando è positivo, la qualità ed il coinvolgimento delle sensazioni organolettiche percepite, difficilmente vengono colte negli abbinamenti con altri alimenti; purtroppo è vero anche il contrario, quindi gli errori d’abbinamento tra vini e formaggi, risultano essere quelli più “gravi” ed in alcuni casi compromettenti per l’espressione del vino, quando è questo ad essere inferiore.
Conclusione:
E’ un vino per soli secondi piatti. E’ difficile trovare un primo piatto, anche se tutto è possibile, ma a volte anche inutile.
Chiaramente anche con formaggi, come dalla descrizione di cui sopra. Da questa è possibile trarre gli elementi essenziali per poter individuare quali altre tipologie di formaggi sono proponibili.
Per i secondi piatti, le carni sono quelle più indicate. Carni rosse di manzo, comunque non di animali giovanissimi. Gli ingredienti possono essere anche numerosi, tenendo ben presente il possibile impiego di erbe aromatiche e spezie. I metodi di cottura applicabili, sono quelli delle cotture lunghe o comunque in grado di conferire alla preparazione, sapidità ed altre sensazioni di contorno a costituire il “gusto”. Dovranno conferire anche tendenze dolci e le salse normalmente hanno tale scopo; sarà necessario che apportino “ricche” succulenze ed infine profumi intensi e persistenti. Si possono proporre poi carni ovine e caprine applicando metodi di cottura atti ad esaltare il carattere aromatico delle carni, nonché la sapidità e la persistenza gusto-olfattiva; il forno o la brace possono essere quelli più indicati, mentre le cotture in casseruola potrebbero tendere ad intensificare le parti grasse nel piatto e quindi richiederebbero un vino più giovane e “pronto” nell’acidità e con un po’ più di tannicità. Per gli abbinamenti con la selvaggina, il vino dispone di sufficiente morbidezza e complessità olfattiva, sia per natura che per dimensioni, quindi potrebbe essere una buona proposta.
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