Giovedì 14 settembre 2006 Abbinamento gastronomico con i dolci

FONTANAFREDDA – MOSCATO D’ASTI 2005 “ LE FRONDE” con panna cotta.

Temperatura media di servizio alla degustazione ed all’abbinamento 9°c.

Vino cristallino nel bicchiere. Colore ricco di riflessi verdolini in un giallo paglierino intenso. L’aromaticità del vitigno si sviluppa in “forme” dalle medie dimensioni; quasi intenso nell’impatto e di media persistenza nei tempi. Qualità fine ed elegante. Aromatico appunto; quindi porta con se il ricordo del profumo di un  grappolo d’uva Moscato (questo è il significato del  termine aromatico). Al naso le percezioni sono fruttate, floreali ed anche erbacee con sentori d’agrumi, di salvia, di muschio ed anche di menta fresca. Il dolce in proposta d’abbinamento non è olfattivamente ricco ed intenso per cui anche le “misure” del profumo del vino sembrano proporzionarsi. Al gusto non è completamente dolce ( nonostante superi agevolmente i 100 grami di zuccheri residui ) grazie alla presenza dell’anidride carbonica; in questa panna cotta la parte zuccherina è contenuta e quindi si ha una concordanza gradevole tra le due sensazioni di dolcezza. L’anidride carbonica che maschera parzialmente lo zucchero del vino,  si occupa anche di portare “pulizia” tattile in bocca, visto la natura della materia prima impiegata (grassezza della panna). Il “calore” dell’alcol è praticamente impercettibile e  non avendo succulenze di cui occuparsi, non se ne sente la mancanza. I tempi di persistenza gusto-olfattiva tra “Le Fronde” e la  panna cotta sono in armonia. E’ questo uno degli abbinamenti, che più di molti altri, permette concretamente di capire quanto possa essere grave l’errore che si compie proponendo un vino secco in abbinamento con un dolce, soprattutto se si tratta di uno spumante brut.

Conclusioni:

Gli abbinamenti gastronomici per un vino aromatico dolce, contenente anidride carbonica, leggero di corpo e di alcol, possono essere configurati tramite l’analisi descritta in precedenza e comunque dovranno essere con prodotti di pasticceria. Il gusto, di non grande intensità (5 su10),  dovrà essere caratterizzato dalla dolcezza e potrebbero eventualmente intervenire “lievi”  tendenze acidule (salse a base di frutta) ed anche amarognole (caffè, caramello, ecc.). Non dovranno essere dolci che stimolino particolari succulenze, quindi morbidi alla masticazione e non estremamente persistenti nei profumi. Potranno essere “elegantemente” grassi (da ingredienti o salse) e di questa componente se ne occupa l’anidride carbonica.  Infine come non dovranno essere  molto persistenti olfattivamente, per non generare molta succulenza, non lo dovranno essere anche per non ostacolare la persistenza aromatica intensa del vino.


MARENCO – BRACHETTO D’ACQUI 2005 “PINETO” con torta di cioccolato e pesche.

Temperatura media di servizio alla degustazione ed all’abbinamento 10°c.

Cristallino e rosso rubino di profonda intensità, con riflessi violacei a garanzia di gioventù. Aromi e profumi quasi intensi e persistenti. Di qualità fine. Aromatico, fragrante nella forma di sviluppo olfattivo, fruttato e floreale. Ci sono riconoscimenti che danno “dimensione” al profumo; amarena, melograno, ribes rosso, rosa e foglia d’alloro. Il dolce in abbinamento teoricamente, contenendo cioccolato, potrebbe sembrare “superiore” al vino; è necessario però approfondire per verificare concretamente quali sono le influenze del cioccolato in questa preparazione. Il “gusto” (dato da dolcezza, tendenza amarognola e da tendenza acida) è quantificabile con un valore di (5 su 10), quindi non particolarmente intenso. A questo livello la dolcezza/morbidezza del “Pineto” potrà essere sufficiente ad equilibrarsi con il “gusto” della “torta di cioccolato e pesche” . La grassezza non è rilevante al punto da richiedere “freschezza acida” nel vino; la sola presenza di anidride carbonica è sufficiente. La succulenza non è molto evidente e quindi la moderata presenza alcolica del vino, non patisce il confronto.  In conclusione la persistenza gusto-olfattiva del prodotto di pasticceria rappresenta, con la percezione gustativa, l’elemento di maggior risalto e l’aromaticità del vino, con le sue dimensioni epressive è in grado di portarsi sullo stesso piano, quindi in equilibrio.

Conclusioni:

E’ un vino che predilige gli abbinamenti con dolci non molto impegnativi alla masticazione, quindi che non sviluppino molta succulenza; in questo caso la frutta fresca a polpa rossa rappresenta una buona base di  partenza. E’ possibile utilizzare alcune presenze di grassezza (salse ad esempio), però non molto evidenti. Il profumo del cibo in abbinamento potrà essere fragrante, ma non molto persistente. E’ molto importante far sì che il gusto del piatto non sia molto ricco e persistente; superando il valore indicato nella prova di abbinamento descritta in precedenza, potrebbero verificarsi dei mascheramenti eccessivi a carico del vino.

 

Giancarlo Lercara e gli allievi del LXXIV master giapponese – 14 settembre 2006