Giovedì 15 giugno 2006 abbinamenti con la carne
Agnello alle erbe aromatiche con Nebbiolo d’Alba 2002 “La Val dei Preti” MATTEO CORREGGIA

T.S. media alla degustazione ed all’abbinamento = 18°c.

Cristallino e rosso granato con lieve unghia aranciata; visibile consistenza che promette “ricchezza” organolettica.
Olfattivamente molto intenso e molto persistente e di eccellente qualità con numerose possibilità di percezioni e riconoscimenti di profumi. Sentori fruttati, floreali, speziati, eterei e lievemente erbaceo; si possono riconoscere piccoli frutti di bosco maturi ed anche la ciliegia matura, il geranio fiorito, la liquirizia dolce il cioccolato ed il ginepro; parrebbero esserci a tratti sentori che ricordano i peperoni cotti in forno.
Impatto olfattivo di notevoli dimensioni che se sarà confermato all’esame della P.A.I., darà l’opportunità di offrire preparazioni al meglio delle possibilità di analoga natura e misura. Infatti il piatto proposto è impegnativo nel complesso organolettico ed in particolare all’olfatto ed alle tendenze dolci e di grassezza.
In bocca secco e morbido, tale da contrapporsi positivamente al “gusto” dell’agnello conferito dalla carne e dal metodo di cottura. La parte acido-sapida, supportata da tannini di nobile estrazione ed espressione, trovano nella grassezza della carne e nella tendenza dolce auspicata dell’agnello, quanto di meglio si possa pretendere per esaltare al meglio le potenzialità del Nebbiolo d’Alba “La Val dei Preti” . Si tratta di un vino che non esprime “calore di alcol” di primo piano e quindi il piatto che non offre succulenze molto percettibili, si contrappone in armonia anche su questo piano. Vino di futuro equilibrio ed armonia, con notevoli potenzialità d’evoluzione e di conseguenza con nuove possibili proposte d’abbinamento.

Conclusioni:

E’ arduo proporlo con qualche primo piatto, ma se dovesse essere così, si tratterebbe di paste fresche all’uovo o risotti con condimenti di carni rosse, selvaggine o fondute di formaggi grassi e maturi, dagli intensi profumi, portate nobilitate dalla presenza di tartufi bianchi. Per i secondi piatti, la scelta potrà cadere sulle già citate tipologie di carne, eventuali impieghi di carni suine con preparazioni importanti, anche di casseruola e di medio-lunga cottura. Certo richiede impegno nella scelta delle materie prime e nei metodi di cottura.


Filetto di manzo al Barolo con Barolo 1996 “Serralunga” FONTANAFREDDA

T.S. media alla degustazione ed all’abbinamento = 18°c.

Rosso granato con riflessi aranciati, cristallino e consistente. Profumo di netta intensità e persistenza conferita dalla natura del vino e dalla sua evoluzione in bottiglia; tutto di qualità eccellente. Speziato, floreale, fruttato etereo ed ampio; si possono riconoscere il geranio secco, la radice di liquirizia, la confettura di frutti di bosco, cuoio ed anche sentori animali che ricordano la selvaggina in marinatura. La preparazione in oggetto e di carne di taglio importante ma non per metodo di cottura che rappresenta la parte debole dell’abbinamento. La dimensione dell’olfatto è importante, 8 su 10, e se ci sarà conferma alla P.A.I., la prevalenza del vino sarà netta.
In bocca è secco e di evidente morbidezza, sufficiente a dargli già qui prevalenza sul piatto; la parte “dura” del vino data da acidità e da persistenti percezioni di sapidità e tannicità, creano un altro punto di prevalenza del vino; in particolare è la tannicità a non trovare sufficiente elegante untuosità che per natura gli si contrappone in abbinamento gastronomico. Infine, l’alcol e la succulenza del piatto sono gli unici elementi che offrono una sensazione di equilibrio. La P.A.I. come preventivato è prevalente.

Conclusioni:

Si parte dai secondi piatti di carni rosse, selvaggine da piuma e da pelo, con i metodi di cottura adeguati. Per i formaggi, tutti quelli stagionati a patto che non siano eccessivamente saporiti (sapidità massima 7 su 10) e piccanti. Avendo poi l’accortezza di ricercare materie prime di qualità elevata, si potranno proporre abbinamenti con preparazioni meno impegnative per metodi di cottura e per ricchezza di ingredienti; disponendo ad esempio di un taglio idoneo alle cotture di brace per le carni rosse, questa potrebbe essere una formula d’abbinamento, fuori dai canoni, ma di valido risultato. Stesso discorso potrebbe essere fatto per agnelli o capretti con cotture di forno, spiedo e brace. Materia prima di alto livello, abbinamenti più semplici e soddisfacenti.

Giancarlo Lercara e gli allievi del LXXIII Master in lingua inglese