Sabato 27 maggio 2006 vini spumanti
Prosecco di Valdobbiadene extra dry 2005 “Vigneti del Fol” BISOL

T.s. es. visivo = 7°c.; es. olfattivo = 8° c.; es. gustativo = 9,5°c.

Cristallino e giallo verdolino con perlage fine e persistente. All’olfatto è di media intensità e persistenza, fine nella qualità e fragrante nell’espressione dei profumi. L’evoluzione è graduale e permette percezioni chiare ed in buona dimensione. Le famiglie dei profumi coinvolte sono quelle fruttate, erbacee ed anche floreali; i primi sentori a rendersi percettibili sono la “classica” pera e poi la banana; erbe aromatiche fresche e poi sentori floreali di giglio ed anche di miele d’acacia.
In bocca è secco e di morbidezza contenuta con la parte acido-sapida (supportata dalla CO2) in primo piano a conferire “freschezza” gustativa. Anche la percezione pseudo-calorica dell’alcol è di dimensioni ridotte così come lo è il corpo. La P.A.I., anch’essa, è “contenuta” nei tempi. Il quadro che si ottiene è complessivamente di vino delicato e molto elegante.

Conclusioni:

Essendo un vino che viene proposto, in largo uso, come aperitivo, sarà opportuno valutare attentamente la natura degli stuzzichini che lo accompagneranno; anche un “semplice” bocconcino di Grana Padano potrebbe compromettere quasi totalmente la percezione organolettica di questo Prosecco. Volendo portarlo a tavola, potrebbe essere indicato con antipasti a base di verdura a tendenza dolce con condimenti a base grassa come olio extra vergine d’oliva o meglio ancora burro.
Tra i primi piatti, paste secche o fresche con verdure o pesce dalle carni bianche, senza la presenza del pomodoro.


Erbaluce di Caluso spumante brut 1999 “San Giorgio” CIECK

T.s. es. visivo = 8,5°c.; es. olfattivo = 10°c.; es. gustativo = 11° c.

Brillante alla vista e con un giallo paglierino intenso ricco di riflessi dorati. La natura del perlage e fatta da bollicine fini, molto numerose e persistenti nello sviluppo e nell’ascensione.
Profumi dalle “dimensioni” immediatamente notevoli e di grande finezza. Percezioni fruttate prima, poi floreali e man mano che la rotazione nel bicchiere si sviluppa, si riconoscono sentori speziati e poi anche minerali. I riconoscimenti sono ampi, si va dai fiori di camomilla ai lieviti, al burro ed alla crosta di pane; semi di finocchio ed anice e poi pietra focaia e frutta tropicale. Una varietà importante, guadagnata nell’evoluzione sulle fecce prima e in bottiglia poi.
Tutto ciò dovrebbe permettere abbinamenti olfattivamente ricchi.
In bocca è secco e quasi morbido, non molto fresco in acidità ma supportato da una persistente sapidità, che gli da anche equilibrio. Alcol di calore medio e nuovamente ricco nella P.A.I., quindi viene confermata l’opportunità di abbinamenti “profumati in modo intenso”.

Conclusioni:

Potrebbe essere anche un aperitivo, ma richiederebbe in accompagnamento stuzzichini di complessità organolettica, tra formaggi o pesci,ed anche prodotti “curati” di salumeria.
A tavola, per gli antipasti, le insalate di carni bianche e le elaborazioni importanti di pesce; tra i primi piatti i risotti potrebbero essere piatti dalle valide opportunità, di pesce od anche di funghi. Secondi piatti ancora di pesce con preparazioni in padella di “carni” ricche oppure cotture alla brace. Tutto ciò è reso possibile, in particolare, dalla complessità olfattiva.

Giancarlo Lercara con gli allievi coreani del LXXII Master