Giovedì 01 giugno ’06 abbinamento con carni e formaggi
Carrè d’agnello alle erbe aromatiche con Langhe rosso 2001 “Monpra’ “ CONTERNO- FANTINO

T.S. media alla degustazione ed all’abbinamento = 17,5° c.

Nel bicchiere entra cristallino di colore rosso granato e con un unghia lievemente aranciata. Evidente la consistenza con “lacrime” lente nella caduta, a creare fitti archetti.
Dimensioni olfattive ricche d’intensità e persistenza e con un eccellente qualità.
Varie le famiglie di profumi a dare “complessità” : fruttato, speziato, floreale ed etereo. Tra i vari riconoscimenti si percepiscono il ribes nero ed altre confetture rosse, il cuoio, il geranio secco ed i chiodi di garofano.
D’ora in poi sarà possibile intuire abbinamenti gastronomici importanti, perché già a livello olfattivo (diretto), si hanno concrete prospettive. I profumi dei piatti potranno essere apportati dalla natura degli ingredienti ed anche dai metodi di cottura applicati.
In bocca è secco e d’inequivocabile morbidezza; quindi l’agnello proposto può esprimere il suo gusto senza timori d’esser superiore al vino. Sempre l’agnello che ha carne grassa e ricca di tendenza dolce, trova nel Monprà in degustazione, una positiva contrapposizione data dall’asse acido-sapido più caratterizzato da quest’ultima sensazione. Media ed elegante presenza tannica, che non ha untuosità particolari da contrastare nell’agnello, mentre l’abbondante succulenza del piatto trova nell’alcol un giusto elemento di contrapposizione. P.A.I. notevole, com’era previsto dall’esame olfattivo, come notevole è l’equilibrio olfattivo che è in grado di proporre nell’abbinamento.

Conclusioni:

E’ eccezionale vino da proporre con abbinamenti importanti per natura degli alimenti scelti e per tecniche e metodi di cottura applicati.
Carni rosse dalle lunghe cotture e meglio evitare le brevi; mentre saranno opportuni tagli importanti per le cotture medie, accompagnati da salse di grande consistenza ed intensamente profumate; agnello, capretto, manzo, bue grasso. Se di ottima qualità le carni potrebbero dare ottimi risultati in abbinamento anche con cotture alla brace.
Formaggi vaccini, grassi, di medio-lunga stagionatura, ma non piccanti ed a spiccata tendenza amarognola.


Filetto di manzo alla Barbera d’Asti superiore “Rupestris” con Barbera d’Asti superiore 1999 “Rupestris” BENOTTO

T.S. media alla degustazione ed all’abbinamento = 18°c.

Cristallino e granato intenso, di buona consistenza sul bicchiere.
Profumi intensi e persistenti, di qualità fine e quindi di dimensioni tali da richiedere piatti con ricchi aromi. Famiglie di profumi floreali, speziati, fruttati ed anche minerali; si possono riconoscere la confettura di prugne, i funghi secchi, la dolce carruba ed anche un pò di resina, percezioni floreali di fiori rossi secchi sono riconoscibili con l’evoluzione del vino nel bicchiere.
Teoricamente il piatto proposto in abbinamento dovrebbe essere idoneo, ma nella realtà si propone subito più ricco di morbidezza rispetto al complesso gustativo del filetto ed essendo questo uno degli assi portanti nelle contrapposizioni per gli abbinamenti gastronomici, si renderà probabilmente necessaria una modifica al piatto, al fine d’incentivare alcuni elementi. Freschezza, sapidità ed anche un po’di tannicità, richiedono al piatto una componente grassa che dia anche una contenuta untuosità al fine di dar corpo e persistenza al piatto, ciò però non accade. Anche l’alcol è prevalente sulla moderata succulenza del piatto. Solo dal punto di vista olfattivo, si percepisce meno la prevalenza del vino.

Conclusioni:

E’ un vino che richiede piatti importanti come cotture anche se semplici per materie impiegate; è necessario estrarre dagli alimenti le sostanze che sono in grado di offrire una complessità gusto-tattile ed olfattiva. Manzo in casseruola ed in umido con verdure a tendenza dolce, maiale al forno ed anche conigli elaborati e ricchi d’ingredienti. Formaggi stagionati e grassi ma non piccanti.


Raschera d’alpeggio estivo (2005) con Langhe 2001 “Dossi Rossi” MONTI

T.S. media alla degustazione ed all’abbinamento = 18°c.

Cristallino e di un granato molto intenso com’è intensa la consistenza “visiva”.
Intenso e persistente nella “dimensione” dei profumi con eccellente qualità. Molte le famiglie olfattive presenti: fruttati, floreali, speziati, eterei ed anche minerali. Materia prima di primissimo piano per scelta, per allevamento e per affinamento. Nel vino possiamo riconoscere la viola, il pepe nero, la grafite, l’elegante geranio secco, ancora un peperone dolce ed anche un po’ di china. Nel formaggio sarà necessario avere un profumo intenso e di grande persistenza che come previsto, si percepisce, grazie ad una sapiente selezione, che ha saputo cogliere il meglio del Raschera d’alpeggio. Prim’ancora di percepire che si tratta d’un vino secco negli zuccheri, si palesa un’avvolgente morbidezza che mette al sicuro l’abbinamento; all’olfatto s’è già intuito che sono entrambi ricchi gli elementi del connubio. Resta quindi da verificare l’aspetto tattile che non dia prevalenze alcune.
L’acidità, ma soprattutto la sapidità, si occupano della grassezza aromatica e quasi opulenta del formaggio; tutto in equilibrio. Il tannino, in assenza di untuosità nei cibi come in questo caso, collabora con l’alcol ed insieme si occupano di moderare l’eventuale eccessiva salivazione provocata dalla succulenza ed è ciò che accade in questa prova.

Conclusioni:

E’ vino rosso importante che richiede piatti importanti, di materie prime, d’ingredienti e di cotture. Se lo si volesse proporre con un primo piatto, questo dovrebbe essere di pasta fresca all’uovo, con condimenti di selvaggina o con “fondute” di formaggi come quello in abbinamento, impreziosite dal tartufo bianco. Tra i secondi di carne: manzo, bue grasso, agnello, capretto (quest’ultimi due allo spiedo) e poi anche selvaggine da piume.


Pecorino sardo 12 mesi di stagionatura della zona di Orgosolo (NU) con Sant’Antimo rosso 2000 “Summus” BANFI

T.S. media alla degustazione ed all’abbinamento = 18°c.

Granato intenso e cristallino, quasi consistente. Al naso è di “dimensioni” importanti intenso e persistente, fine ed elegante. Sentori che appartengono alle famiglie dei fruttati, degli speziati, dei floreali, che vengono intensificati da elementi eterei. Si possono riconoscere la ciliegia matura, i fiori rossi come il geranio secco, poi la liquirizia, il cuoio, le bacche di ginepro, la polvere di cacao e la grafite. Tutto ciò da l’idea di un vino olfattivamente complesso ed evoluto e se per via retronasale avrà persistenza ( P.A.I. ), si potranno elaborare abbinamenti con piatti organoletticamente ricchi ed importanti per materie prime impiegate e per metodi di cottura applicati. All’esame gustativo è secco e morbido e quindi il pecorino proposto in abbinamento, mostra che è possibile pensare a piatti dal gusto nettamente percettibile . Infatti il formaggio in questione ha un gusto evidente conferito da sapidità e tendenza amarognola, quest’ultima diventa percettibile nella fase finale della masticazione. La sapidità è in primo piano ed è il componente del vino che si occupa di portare in equilibrio la media presenza grassa del formaggio. La presenza tannica è molto elegante e ben integrata e non dovendo occuparsi di nulla in quest’abbinamento, riesce a dare una maggior persistenza gustativa. Per l’alcol del Summus invece, c’è una succulenza netta e ben percettibile di cui occuparsi ed anche in questo caso la contrapposizione è positiva. Si tratta di un vino equilibrato, nonostante la ricchezza dei componenti e lo sviluppo delle sensazioni assume le dimensioni della persistenza, a conferma di quanto si è intuito all’inizio della degustazione.

Conclusioni:

E’ un vino per il quale si possono elaborare piatti importanti. A base di carni rosse ed anche selvaggine. A seconda delle tipologie di carne impiegata si possono impiegare vari metodi di cottura. Per le bovine si può usare la brace se il taglio lo permette e non perde succulenza in cottura. Si possono elaborare cotture in casseruola con preventive marinate. Per le selvaggine da penna o da pelo le preparazioni possono essere varie senza timori di inferiorità gusto-olfattiva da parte del vino. Possono essere incrementati i profumi, come accade di solito, con spezie ed anche con l’impiego di erbe aromatiche. Per i formaggi la descrizione dell’abbinamento con il Pecorino sardo, illustra ampiamente le varie opportunità che punteranno comunque sul gusto ( sapidità e tendenza amarognola) percettibile e sulla capacità di stimolare succulenze evidenti; non dovranno diventare comunque ne piccanti e ne molto amarognoli. Dovranno essere poi formaggi dai profumi intensi e persistenti.

Giancarlo Lercara con gli allievi coreani del LXXII Master