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Abbinamento gastronomico: formaggio
Raschera estivo d’alpeggio con
Monferrato rosso 2004 “ Il Bacialè “ BRAIDA

t.s. media alla degustazione : 17° c.
t.s. all’abbinamento : 17° c.
Nel bicchiere è rosso porpora e sono evidenti i riflessi
violacei, testimoni di gioventù; è cristallino nell’intensità
cromatica ed è consistente nella formazione delle “lacrime”.
L’olfatto è quasi intenso così com’è quasi persistente; potranno
essere eliminati i “quasi” fra qualche anno di evoluzione in
bottiglia. Ne ha le possibilità.
Al momento si descrive il profumo di questo vino con le famiglie
della frutta, con i sentori erbacei e qualche spezia è già presente.
Si possono riconoscere le confetture a polpa rossa, il peperone
verde, poi il garofano, il pepe nero ed anche la liquirizia nera.
Il formaggio in abbinamento risulta avere il carattere olfattivo
sufficiente per poter “rispondere” alla persistenza olfattiva del
vino.
In bocca manifesta completamente la sua “giovane” complessità. E’
secco e la morbidezza riesce a contrapporsi alla componente “dura”
con buoni risultati anche se non ancora in modo da poter conferire
“equilibrio” gustativo. Quest’ultima condizione permette al Bacialè
di proporsi in abbinamenti dove le grassezze, le moderate untuosità
e le tendenze dolci, possono essere percettibili nel piatto senza
timori di prevalenza. Si evolverà il carattere organolettico del
vino e di conseguenza si evolveranno le proposte di abbinamento
gastronomico.
L’evaporazione alcolica che dà origine alle sensazioni tattili di
“calore” in bocca, sono integrate ed in equilibrio quindi, al
momento, non potranno essere proposte “succulenze” di primo piano
nei piatti. Se sono state create le condizioni ottimali (controllo
della t.s. nel bicchiere), successivamente alla percezione di
“calore”, si ha la possibilità di valutare la “persistenza aromatica
intensa” (P.A.I.) ; in questo vino è coerente con quanto percepito
nell’esame olfattivo.
Conclusioni:
E’ vino che normalmente si può permettere di “saltare” gli
antipasti.
Tra i primi piatti, paste fresche o paste gratinate con condimenti
come i ragù di carni rosse; possono esserci anche varie tipologie di
funghi ad intensificare la parte olfattiva del piatto. Non vi è
timore di utilizzo di grassi, quindi burro e formaggi. Si può
proporre anche quando la polenta viene proposta come primo piatto,
arricchita da burro e formaggi.
Tra i secondi piatti, stufati in casseruola, di carni rosse e con
verdure ad intensificare la tendenza dolce del piatto ( carote,
patate, cipolle ). Cotture in forno di importanti tagli di maiale.
Cotture brevi di agnello in padella, con erbe aromatiche o spezie.
Pecorino sardo da 12 mesi stagionatura con
Barbaresco riserva Santo Stefano 1999 CASTELLO DI NEIVE

t.s. media alla degustazione : 17° c.
t.s. all’abbinamento : 17° c.
Manifesta tipicità già a livello visivo; rosso granato con
riflessi aranciati. Lo sviluppo delle lacrime è consistente.
La dimensione olfattiva è notevole di intensità e di persistenza. La
loro qualità è eccellente.
Al profumo è nobile; etereo, speziato, floreale, anche fruttato ed
ampio.
I riconoscimenti sono di chiodi di garofano e di bacche di ginepro.
La viola appassita è presente ( è del nebbiolo). Si hanno percezioni
“dolci” all’olfatto come la confettura di more e poi lievemente
balsamica della foglia di alloro.
A questo punto si prende atto del fatto che il profumo del formaggio
in degustazione, che risulta di grande intensità, potrà trovare una
contrapposizione di pari importanza.
All’esame gustativo è secco ed immediatamente dopo parte lo sviluppo
della morbidezza; il “gusto”di questo formaggio si basa su due
sensazioni saporifere: la sapidità e la tendenza amarognola. Tutto
ciò è nettamente percettibile e la morbidezza potrà sviluppare tutte
le sue proprietà “avvolgenti” e dare quindi equlibrio; così avviene.
La freschezza dell’acidità è di secondo piano, ma da quella parte
della lingua, in questi vini lavora la sapidità, che si rende anche
responsabile della persistenza gustativa. Il tannino di questo vino
è presente in forma percettibile ma comunque elegante ed alla fine
“giocherà”, in quest’abbinamento a favore dell’asse acido-sapido,
intensificandolo. Ciò attenua leggermente la morbidezza, ma più
avanti, con l’evoluzioone del vino, si avrà più equilibrio in questo
senso.
La notevole succulenza che si manifesta durante la masticazione del
formaggio, generata da molti fattori quali la consistenza, la
sapidità, la tendenza amarognola, la componente olfattiva da
attribuire al tipo di latte impiegato e alla fase di stagionatura,
trova nell’alcol l’elemento che la “placa” lasciando la bocca
piacevolmente asciutta e tattilmente pulita e fresca.
E come intuito in precedenza, la P.A.I. del vino è tale da fornire
equilibrio sulla “mucosa olfattiva”, cioè dove tutte le percezioni
olfattive vengono percepite e da dove poi partono per essere
riconosciute e “dimensionate” dall’apparato celebrale.
Conclusioni:
Tradizioni e cultura portano da sempre ad utilizzare vini con queste
caratteristiche in particolare con secondi piatti di carne e con
determinate tipologie di formaggi. E’ possibile confermare che anche
la realtà dei fatti attesta quanto sopra.
Quindi ci si può concentrare sulle carni e queste potranno essere
rosse, scure, di selvaggina da pelo e da piuma. I metodi di cottura
applicati dovranno essere tali da sviluppare nella preparazione,
sensazioni organolettiche intense e nettamente percettibili. Potrà
essere opportuno ricorrere a marinature che precedono le cotture,
durante le quali i profumi di spezie dovranno potersi legare in modo
stabile con la carne; i piatti quindi dovranno essere elegantemente
speziati al profumo e persistenti in questo senso.
Le caratteristiche strettamente legate ai sapori della preparazione
dovranno essere intense per sapidità ed avere tendenze amarognole
che nella fase di persistenza si trasformano in profumi, (quasi
tutto ciò che è amaro, quasi sempre è anche più o meno profumato).
Normalmente tali preparazioni hanno, nelle salse che le
accompagnano, tendenze dolci, e qui sarebbero in equilibrio con la
sapidità di questo Barbaresco riserva Santo Stefano, ben
percettibile.
Se nella salsa vi sarà una ben integrata e piacevole untuosità, il
vino potrà usare la sua tannicità per portare equilibrio.
A conclusione sarà necessario essere sicuri che il piatto abbia
sufficiente persistenza gusto-olfattiva, perché in questo vino,
questo concetto è di dimensioni importanti.
Abbinamento gastronomico : dolci
Panna cotta con salsa al caramello e
Moscato d’Asti 2004 “Bosc dla Rei” BATASIOLO

t.s. media alla degustazione : 9° c.
t.s. all’abbinamento: 8° c.
Il colore è paglierino con riflessi lievemente dorati,
cristallino alla limpidezza. La dimensione olfattiva è di media
intensità e quasi, anche la persistenza.
E’ aromatico, fragrante nella manifestazione olfattiva, con sentori
che ricordano la frutta, gli elementi erbacei ed anche qualche
fiore. La salvia più del muschio e qualche agrume è di buona
percezione.
Al gusto è morbido ed equilibrato negli zuccheri, la presenza di
anidride carbonica sostiene la parte acido-sapida e contiene anche,
nello sviluppo, leggermente l’espressione morbida, permettendogli
una contenuta sensazione di “avvolgenza”. Come di consueto, anche in
questo caso, l’alcol gioca un ruolo secondario e non avrebbe
comunque compiti particolari da svolgere. Infine la P.A.I. è di
media durata.
La prova di abbinamento con la “panna cotta” accompagnata dalla
salsa al caramello, ha avuto un esito abbastanza positivo,
richiamando però l’attenzione degli allievi sulla “concordanza”
delle percezioni zuccherine tra quelle manifestate dal vino e quelle
dal prodotto di pasticceria.
In effetti la salsa al caramello ha accentuato lievemente la
dolcezza della panna cotta e quindi il vino a tratti è parso più
“asciutto” di quanto ci si potesse aspettare. La percezione degli
zuccheri in questo vino, come detto in precedenza, risulta offrire
un senso di avvolgenza (dicesi morbidezza) leggermente inferiore a
quanto normalmente ci si attende dal Moscato d’Asti. Tale
considerazione ci porta a porre maggior attenzione in una proposta
di abbinamento classica e legata alla tradizione di un territorio;
non per questo dev’essere sempre una proposta positiva. E’ opportuno
sempre fare una “prova preventiva” prima di offrire un consiglio e
se è il caso si può intervenire sulla preparazione. In questo caso
sarebbe stato opportuno cambiare tipologia di salsa, cercando di
impiegarne una con percezione zuccherina inferiore a quella offerta
dalla salsa al caramello, ad esempio una salsa a base di frutta.
Conclusioni:
E’ vino da abbinamenti legati alle preparazioni di pasticceria non
ricche ed impegnative di consistenza (masticazione più o meno
impegnata, che stimola di conseguenza una più o meno elevata
succulenza , quindi salivazione).
Potranno essere quindi dolci morbidi, con percezioni di sapori
moderati, su una scala da 0 a 10, potrà essere 5 il valore più
indicato; quindi la componente zuccherina, in questa tipologia di
dolci, andrà di pari passo con la percezione zuccherina del vino. Se
poi intervengono salse, dovranno considerarsi anche le loro
influenze, nel contesto dei “sapori”. Sono possibili moderate
presenze “grasse” a patto che sia chiaro da subito; potrà essere
solo compito dell’anidride carbonica riportare “pulizia”. La
succulenza dei dolci proposti dovrà essere moderata, così come la
persistenza gusto-olfattiva.
Torta di cioccolato e pere con salsa al vino rosso speziato e
Barolo chinato SYLLA SEBASTE

t.s. media alla degustazione : 12° c.
t.s. all’abbinamento : 12° c.
Entra nel bicchiere in modo consistente, quasi senza far
“rumore”. Cristallino e quasi aranciato.
Impatto olfattivo intenso e persistente e non potrebbe essere
diversamente per un “aromatizzato” di buona qualità. Le percezioni
eteree e speziate sono molteplici; la china ed il rabarbaro, le
scorze candite degli agrumi, ma c’è anche spazio per i sentori
tostati e di liquirizia; tutto quello che ci deve essere, c’è.
Dall’altra parte c’è una torta, con cioccolato e con una salsa che
“introduce” nella tipologia delle percezioni gusto-olfattive. Questo
accade sovente quando si vogliono abbinare vini che hanno caratteri
“particolari”; poter inserire il vino in una “parte” del piatto come
ingrediente o come salsa di accompagnamento facilita il “connubio”.
In bocca è dolce, ma immediatamente dopo si percepiscono gli
elementi che lo rendono equilibrato; l’alcol che asciuga la lingua
ed anche il tannino lieve. E’ la P.A.I. che caratterizza la
tipologia di vino ed in questo caso è lunga come s’intuisce
dall’inizio della degustazione.
Conclusioni:
E’ un vino che può essere consumato anche “fuori pasto”, come spesso
viene consigliato e sarebbe meglio collocarlo al termine di un
pasto. Come aperitivo potrebbe anche essere proposto, come alcuni
sostengono, il problema però sorge se in accompagnamento
all’aperitivo si volesse inserire qualche” stuzzichino”; difficile
poterne immaginare qualcuno idoneo non al vino ma al “momento” del
pasto, che deve ancora avere inizio.
Certamente meglio poterlo proporre con dolci dove ci sia presenza di
cioccolato anche fondente, dove questo “giochi” un ruolo da
protagonista. Incontra bene le spezie e gli elementi tostati.
Possono o meglio dovranno essere dolci che stimolano succulenze
importanti e che abbiano profumi intensi e persistenti. In questo
vino c’è tutto ciò che serve in casi ” organolettici” come questi.
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