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abbinamento gastronomico : pesce
Filetto di cernia alla salentina con
I.G.T. Salento bianco “Vigna Vinera” 2004. F.CANDIDO

t.s. alla degustazione : 11°,5 c.
t.s. all’abbinamento gastronomico : 11° c.
Cristallino nel bicchiere e con un colore giallo paglierino
intenso e ricco di riflessi verdolini. Il profumo è persistente
nella sua intensità. I riconoscimenti olfattivi appartengono alle
famiglie dei sentori fruttati e floreali dove si possono percepire
il melone e la banana matura, sentori erbacei dove si riconoscono
alcune erbe aromatiche fresche.
In bocca è secco ed abbastanza morbido e quindi l’abbinamento con il
gusto del filetto di cernia è positivo; infatti sapidità e tendenza
amarognola trovano il giusto equilibrio nella morbidezza del vino.
Qui l’acidità è portata in primo piano dalla sapidità che si
percepisce in prima battuta. Fra i due elementi s’instaura la comune
collaborazione che permette di avere nel piatto grassezze ed
eventuali tendenze dolci in forma moderata, così com’è avvenuto. La
componente alcolica, nel vino non sviluppa evidenti impressioni di
“calore” e di conseguenza la succulenza del piatto dovrà essere di
media intensità. Torna invece di primo piano la parte olfattiva nel
vino, rendendosi responsabile di una persistenza di valore
percettibile; nel piatto l’impiego di olive nere, prezzemolo ed olio
extra vergine di oliva proveniente dalla penisola salentina,
garantiscono un ottima contrapposizione che termina in contemporanea
nella sua manifestazione.
Conclusioni:
Sono varie le possibilità di abbinamento con preferenza per le
portate di pesce, siano esse come antipasto, primo o secondo piatto
.
Per gli antipasti possono essere proposte le insalate tiepide di
mare con presenza di verdure a tendenza dolce oppure sformati di
verdure di uguale tendenza accompagnati da condimenti a base grassa
vegetale. Tra i primi piatti paste o risotti con condimenti di mare
senza l’ausilio eventuale del pomodoro come salsa madre. E’ bene
rendere profumati tali condimenti senza eccedere nelle presenze
grasse. Nei secondi piatti si possono scegliere pesci con carne non
molto grassa e possono essere impiegati anche i crostacei, a patto
che i metodi di cottura impiegati non tendano ad intensificare le
tendenze dolci tipiche di tale categoria di pesci. Potrebbe essere
interessante la prova in abbinamento con la mozzarella.
Tonno alla marinara con
Langhe bianco 2003 “Matteo Correggia”. CORREGGIA

t.s. media alla degustazione : 12° c.
t.s. all’abbinamento : 12°,5 c.
Nel bicchiere, è lumionoso il colore giallo paglierino, reso
giovane dai riflessi verdolini.
Grande intensità olfattiva seguita da una persistenza coerente. Su
una scala da 0 a 10 sarebbe di 8 il loro valore. Quindi l’impatto
percepito al naso, traccia da subito una strada definita per gli
abbinamenti ed olfattivamente questo abbinamento con il tonno è
particolarmente stimolante.
Fiori, frutta ed elementi erbacei sono presenti nella descrizione
olfattiva del vino. Si percepiscono la pesca, la foglia di pomodoro,
il melone maturo, la frutta tropicale come la carambola e poi anche
l’eucalipto.
Secco e quasi morbido. Così accade che con il tonno alla marinara
aumentando a 14°c. la t.s. il vino, in bocca diventa morbido e
quindi l’intensità gustativa può aumentare così com’è accaduto nella
realtà. La parte “fresca” del vino è importante e si sviluppa tra
l’acidità e la sapidità in modo tale da permettere l’impiego di
componenti grasse in percettibile presenza, siano esse come
ingrediente che presenti nella materia prima. La parte alocolica
permette di utilizzare il tonno dalla succulenza importante e la
preparazione in oggetto lo è. Infine la persistenza aromatica
intensa è già importante ma aumenterà con l’evoluzione del vino in
bottiglia. Al momento permette già di porre in contrapposizione
profumi di buona persistenza anche se non di lunga durata.
Conclusioni:
Data la “ricchezza” organolettica dei componenti, il vino offre
varie possibilità di abbinamento ma è bene fare alcune riflessioni
importanti per evitare di mettere in secondo piano il cibo.
L’impatto della componente aromatica permette abbinamenti con
antipasti “importanti”; potranno essere degli sformati di verdura
dalle tendenze organolettiche nettamente definite, come ad esempio,
cardi o peperoni. Saranno poi importanti le riflessioni fatte sulle
salse che potranno accompagnare questi sformati; potranno essere a
base grassa come burri aromatizzati oppure olio extra vergine di
oliva dai caratteri “decisi” come gli umbri o i toscani o comunque
quegli oli che hanno una componente olfattiva erbacea intensa. Altri
antipasti da poter proporre possono essere quelli a base di
crostacei cotti brevemente oppure accompagnati da salse a tendenza
dolce, lievemente grassa, sempre aromatica.
Tra i primi piatti paste fresche e meglio ancora risotti; i loro
condimenti potranno essere a base di crostacei, verdure e formaggi
insieme (risotto con porri e robiola di Roccaverano ad esempio); nel
condimento delle portate, potrà essere utilizzato anche il pomodoro
come salsa madre. Per i secondi piatti si potranno considerare
preparazioni importanti di pesce, come ad esempio le zuppe oppure le
cotture di forno o di brace che vedono l’uso della coda di rospo o
la ricciola; tonno rosso o pesce spada con presenza di pomodoro.
Anche se ha caratteristiche tali da poter accompagnare carni bianche
o alcuni formaggi, con le tipologie di cui sopra potrebbe esaltare
al meglio le sue caratteristiche.
Abbinamento gastronomico : carni
Carrè d’agnello alle erbe aromatiche con
Langhe rosso “Arte” 2001 CLERICO.

t.s. media alla degustazione : 17° c.
t.s. all’abbinamento : 17° c.
Nel bicchiere è di colore rosso granato intenso e cristallino
nella limpidezza; per cui poco trasparente perché ricco di materie
coloranti in forma stabile. Consistente la lacrima in caduta, lungo
la parete interna del bicchiere.
All’olfatto è di dimensioni intense e persistenti, presentando
profumi floreali, speziati ed eterei. Si possono riconoscere i
sentori della confettura di frutta rossa e poi la liquirizia nera;
l’evoluzione, nelle attente rotazioni del vino nel bicchiere, dà poi
spazio ai riconoscimenti di tabacco da pipa ed al geranio essiccato,
lasciando in successione elementi speziati di cannella e chiodi di
garofano.
A questo punto si pensa ad abbinamenti certamente di carne e con
attenzione, è possibile a qualche complesso primo piatto.
Il gustativo è un esame che conferma quanto “visto ed annusato”.
Secco e morbido; questo vuol dire per uno chef, esprimersi in modo
libero nei confronti del gusto (dolce+acido+salato+amaro). In questo
senso si possono raggiungere intensità da 8 su 10.
L’asse acido-sapido che gli dà freschezza e persistenza e una
tannicità elegante di razza e percettibile di presenza, offrono
opportunità stimolanti a colui che vuol “immaginare e poi
realizzare” un piatto in funzione delle caratteristiche di questo
vino. Infatti senza timore, a patto d’essere eleganti, potranno
essere impiegate grassezza e tendenze dolci e se poi una salsa porta
anche con se una lieve untuosità, ci penserà la giusta misura del
tannino presente in questo vino a dare “pulizia tattile” ; a questo
serve il tannino in abbinamento.
E’ evidente che il profilo tracciato fin’ora è quello di un piatto
che stimolerà sempre succulenze percettibili ed anche in questo caso
il “calore” dell’alcol presente in “Arte” costituirà l’elemento che
porterà equilibrio in bocca; la salivazione che vi si sviluppa,
durante la masticazione, (dicesi succulenza) riuscirà infatti a
stemperare l’impressione pseudocalorica sviluppata dall’alcol.
I profumi, intensi nell’impatto iniziale, hanno anche una lunga
persistenza; ciò permette di applicare, quando vi è la possibilità,
metodi di cottura importanti atti ad esaltare i migliori caratteri
dei tagli di manzo o di agnello. In particolare, questo vino, si
presta per le cotture alla brace o al forno, di quei tagli che
contengono una parte di grasso che influirà direttamente nella
composizione dell’aspetto gustativo finale del piatto; quindi
“grasso” che non sarà eliminato.
La prova di abbinamento con l’agnello in ricetta, è stata una prova
che ha permesso di “estrarre” i caratteri descritti e di proiettarli
in funzione di differenti tipologie di abbinamenti come sarà
affrondato qui di seguito. In sostanza, la preparazione di cucina,
in questo caso ha avuto una funzione di “base” organolettica.
Conclusioni:
Per un primo piatto è arduo potersi confrontare con un vino di tali
caratteristiche, ma tuttavia se sarà una pasta fresca, ricca di uova
nella sfoglia, poi condita con ragù di selvaggina, senza curarsi
molto delle presenze grasse, potrebbero esserci buoni risultati.
Chiaramente fra le carni si può trovare una scelta molto più ampia,
così come diversi possono essere i metodi di cottura applicabili.
Innanzi tutto le tipologie di carne. Bovino adulto o manzo; capretto
o agnello; anatre e faraone.
Fra i metodi di cottura, da evitare per i piccoli tagli bovini, le
preparazioni in padella “espresse” ; mentre lo stesso metodo di
cottura potrebbe essere applicato all’anatra.
I tagli bovini potranno essere impiegati per le cotture lente di
casseruola, quindi tagli non molto magri, e poi la brace o il forno
per i tagli abituali in questo senso.
Capretto e agnello, di prima e nostrana qualità, potranno essere
utilizzati allo spiedo, al forno ed in casseruola.
Anche i formaggi trovano un buon impiego con questo vino; vaccini,
grassi, stagionati ma non piccanti e senza evidenti persistenza
amarognole.
Sottopaletta di bovino adulto brasata al vino rosso con
Barolo 2000 ALTARE.
t.s. media alla degustazione : 18° c.
t.s. all’abbinamento : 18° c.
Cristallino e di colore rosso granato con lievissima unghia
aranciata nel bordo del bicchiere. Consistenza netta nella “lacrima”
che scende lenta.
Intensità e persistenza di natura molto elegante e di manifestazione
lunga. La qualità dei profumi prima ancora dei molteplici
riconoscimenti è eccellente.
Floreale, speziato etereo ed ampio, sentori fruttati, evoluti e
concentrati. Si riconoscono la viola appassita ed il garofano, il
cuoio e la radice di liquirizia, in evoluzione poi si “sentono” le
bacche di ginepro, il cacao che s’addolcisce diventando elegante
sentore di cioccolato. E’ indubbiamente un vino con una potenzialità
olfattiva notevole considerando che è “solo” del duemila.
In questo caso, un carattere olfattivo di tale natura e dimensione,
permette di identificare con poche titubanze abbinamenti chiari e di
prestigio. Le carni migliori, i tagli più pregiati e le ricette che
danno, a chi le elabora, possibilità di esprimere le proprie
capacità attraverso le tecniche e le cotture di maggior impegno. Per
aiutare la olfattivamente la preparazione è consigliato, ove
possibile, l’impiego di tartufi, neri in cottura o bianchi a
completare l’eventuale preparazione.
Al gusto è secco ma di avvolgente morbidezza, espressione che
permette di “pensare” a sapori decisi; ancora di primo piano
l’impressione di freschezza “allungata” dalla persistenza della
sapidità. La preparazione proposta in abbinamento, si caratterizza
per grassezza di giusta misura durante la masticazione e per
tendenza dolce apportata dalla salsa che accompagna il piatto. La
salsa poi conferisce in successione, dopo la tendenza dolce, lieve
acidità e piccola tendenza amarognola. L’insieme delle diverse
sensazioni soporifere caratterizza quindi il gusto in modo
percettibile ed il Barolo ha l’opportunità di esprimersi in tutta la
sua potenzialità, fornendo agli organi di senso equilibrio e pulizia
gustativa, tattile ed olfattiva. Il tannino è molto ben integrato e
non avendo untuosità di primo piano alla quale contrapporsi,
contribuisce a conferire una persistenza molto elegante al vino. La
conclusione dell’analisi organolettica del vino, affidata alla
persistenza aromatica intensa (dicesi P.A.I.), trova un’esaltante
contrapposizione nel profumo del piatto che s’esprime con toni
speziati di marinatura e con “dolcezze” date dalla lenta e lunga
cottura.
Conclusioni:
Sugli abbinamenti per un Barolo, potrebbero esserci pochi dubbi e
teoricamente è giusto. Ma è opportuno individuare ” le dimensioni”
dei caratteri organolettici perché è in questo punto che possono
essere commessi errori che potrebbero danneggiare il piatto o il
vino.
Tra i primi piatti, si potrebbe pensare a qualche preparazione ricca
di sensazioni grasse, di tendenza dolce e con succulenze
percettibili, che possa contemplare l’utilizzo del tartufo bianco;
tale integrazione si rende necessaria per dare al piatto la
possibilità d’incontrare il vino senza timori d’esser escluso a
priori.
E’comunque la carne, l’alimento che permette di proporre
preparazioni idonee.
Tagli di carni rosse, manzo e meglio ancora “bue grasso”, nelle
cotture più lunghe delle cucine autunno invernali ricche di
ingredienti. Selvaggina da pelo e da piuma con le idonee
preparazioni ed infine i formaggi grassi e stagionati, a patto come
di consueto che non si tratti di formaggi piccanti o particolarmente
amarognoli; in quel caso è necessario nel vino avere residui
zuccherini ben percettibili.
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